Business Continuity e Disaster Recovery: due strategie, un unico obiettivo!

La notizia in un minuto

  • Business Continuity e Disaster Recovery non sono sinonimi: hanno obiettivi diversi ma sono strettamente complementari.
  • La Business Continuity definisce strategie e processi per garantire la continuità delle attività aziendali durante un evento critico.
  • Il Disaster Recovery permette invece il ripristino rapido di dati, applicazioni e infrastrutture IT dopo un’interruzione.
  • Le moderne infrastrutture Cloud IaaS, unite a backup, replica dei dati e sistemi ad alta disponibilità, consentono di ridurre i tempi di fermo e aumentare la resilienza dell’organizzazione.
  • Con la direttiva NIS2, la capacità di garantire la continuità operativa e il recupero dei sistemi informatici diventa un elemento fondamentale della strategia di sicurezza aziendale.

La continuità operativa è una priorità strategica

Le organizzazioni dipendono sempre più dalla disponibilità dei propri sistemi informatici: gestionali, piattaforme CRM, servizi cloud, strumenti di collaborazione, centralini VoIP, ambienti virtualizzati e applicazioni verticali sono diventati elementi essenziali per il normale svolgimento delle attività.

Allo stesso tempo sono aumentati gli eventi che possono compromettere la continuità operativa: ransomware, guasti hardware, errori umani, blackout, problemi di connettività o eventi naturali possono rendere indisponibili dati e servizi anche per molte ore. In questo scenario l’obiettivo dell’azienda è continuare a lavorare anche quando qualcosa va storto.

È proprio da questa esigenza che nasce il rapporto tra Business Continuity e Disaster Recovery.

Business Continuity: garantire il funzionamento dell’azienda

La Business Continuity è l’insieme delle strategie, dei processi e delle misure organizzative che permettono a un’azienda di continuare a erogare i propri servizi anche in presenza di un evento critico. L’obiettivo non è semplicemente ripristinare l’infrastruttura IT, ma garantire che il business possa proseguire limitando al minimo l’interruzione delle attività.

Per raggiungere questo risultato occorre analizzare i rischi, individuare i processi aziendali più critici, definire ruoli e responsabilità, predisporre procedure di emergenza e pianificare in anticipo le modalità con cui l’organizzazione dovrà reagire alle diverse tipologie di incidente. La Business Continuity coinvolge quindi persone, processi, sedi operative, fornitori e naturalmente anche le infrastrutture tecnologiche.

Disaster Recovery: il pilastro tecnologico della Business Continuity

Il Disaster Recovery rappresenta la componente tecnologica della strategia di Business Continuity (in questo articolo abbiamo analizzato una delle possibili soluzioni). Comprende tutte le tecnologie e le procedure che consentono di ripristinare rapidamente dati, server, macchine virtuali, applicazioni e servizi informatici dopo un evento che ne abbia compromesso il funzionamento.

Backup, replica dei dati, infrastrutture ridondate, sistemi di failover e ambienti cloud sono alcuni degli strumenti che consentono di ridurre i tempi di inattività e limitare la perdita di informazioni.

In questo contesto assumono particolare importanza due indicatori fondamentali:

  • RPO (Recovery Point Objective), che definisce la quantità massima di dati che l’azienda è disposta a perdere;
  • RTO (Recovery Time Objective), che indica il tempo massimo entro cui un servizio deve tornare operativo.

La progettazione di una soluzione di Disaster Recovery efficace parte proprio dalla definizione di questi obiettivi, che devono essere coerenti con le esigenze operative dell’organizzazione.

Due strategie diverse, un unico obiettivo

L’errore più comune è considerare Business Continuity e Disaster Recovery come due alternative. In realtà il Disaster Recovery è uno degli strumenti attraverso cui la Business Continuity diventa concretamente realizzabile.

La differenza può essere sintetizzata in questo modo:

La Business Continuity risponde alla domanda:
“Come continuiamo a garantire l’operatività dell’azienda durante una crisi?”

Il Disaster Recovery risponde invece a un’altra domanda:
“Come ripristiniamo rapidamente i sistemi informatici dopo un incidente?”

Una strategia di Business Continuity senza un adeguato piano di Disaster Recovery rischia di non poter garantire la disponibilità dei servizi digitali. Allo stesso tempo, un’infrastruttura di Disaster Recovery perfettamente progettata non è sufficiente se l’azienda non ha definito processi, responsabilità e procedure per affrontare un’emergenza.

Il Cloud cambia il modo di progettare il Disaster Recovery

L’evoluzione delle infrastrutture cloud ha trasformato profondamente il modo di affrontare il Disaster Recovery. Oggi non è più necessario mantenere costose infrastrutture duplicate, spesso sottoutilizzate, pronte a entrare in funzione solo in caso di emergenza. Le piattaforme Cloud IaaS consentono di replicare server e dati in ambienti sicuri, attivando rapidamente le risorse necessarie solo quando realmente servono.

Le tecnologie di virtualizzazione permettono inoltre di automatizzare molte operazioni di ripristino, riducendo i tempi di fermo e aumentando l’affidabilità complessiva dell’infrastruttura. Quando il cloud è ospitato in data center certificati e progettato secondo criteri di alta disponibilità, rappresenta uno degli elementi fondamentali per costruire una strategia di Business Continuity moderna ed efficace.

La NIS2 rafforza il concetto di resilienza

L’entrata in vigore della direttiva NIS2 ha ulteriormente rafforzato l’importanza della continuità operativa (Argomento già affrontato in un precedente approfondimento). Le aziende e le organizzazioni coinvolte dalla normativa sono chiamate ad adottare misure tecniche e organizzative adeguate per garantire la resilienza dei propri sistemi informativi e la capacità di continuare a erogare servizi anche in presenza di incidenti significativi.

Tra queste misure rientrano la gestione dei backup, i piani di Disaster Recovery, le procedure di Business Continuity e la verifica periodica della loro efficacia. La continuità operativa non rappresenta quindi soltanto una buona pratica di gestione dell’infrastruttura IT, ma diventa un elemento centrale della strategia di sicurezza e della conformità normativa.

La continuità operativa nasce dalla progettazione

Non esiste una soluzione universale valida per tutte le aziende. Ogni organizzazione ha esigenze differenti, applicazioni più o meno critiche, tempi di ripristino diversi e differenti livelli di tolleranza all’interruzione dei servizi. Per questo motivo una strategia efficace di Business Continuity nasce sempre da un’attenta analisi dell’infrastruttura esistente, dei processi aziendali e degli obiettivi di continuità operativa.

Il Disaster Recovery rappresenta uno degli strumenti più importanti di questo percorso, ma solo se inserito all’interno di una progettazione complessiva che comprende cloud, backup, replica dei dati e sicurezza informatica.

In un contesto in cui la disponibilità dei servizi digitali è diventata un fattore competitivo, investire nella resilienza dell’infrastruttura significa proteggere non solo i dati, ma la capacità stessa dell’azienda di continuare a operare, qualunque sia l’evento che si trova ad affrontare.

Contattaci per avviare un percorso strutturato verso un’infrastruttura IT sicura e resiliente.

    Autorizzo il trattamento dei miei dati personali, ai sensi delle vigenti normative privacy (Regolamento Europeo n.679/16), secondo le finalità e le modalità indicate nella Vostra informativa. Leggi l'informativa

    Vorrei iscrivermi alla newsletter per restare aggiornato su novità, promozioni e iniziative.